Il mondo in cui viviamo è un prodotto della cultura del libro. I libri sono onnipresenti e il nostro vivere sociale è basato non solo sulla scrittura, ma sulla scrittura organizzata in libri.

Il libro è stato strumento principe della diffusione dell’informazione (pensate al ruolo che ha avuto la Bibbia a stampa per la riforma protestante) ma al tempo stesso anche della sua conservazione.1

Nel pensare al libro non possiamo fare a meno di richiamare non solo la sua forma testuale ma anche quella fisica. Il libro è un oggetto assai familiare; un oggetto di cui conosciamo chi lo produce, chi lo vende, dove acquistarlo e — se è in una lingua che conosciamo — come leggerlo. Ma negli ultimi anni la situazione sembra essersi improvvisamente complicata.

L’introduzione e la diffusione del personal computer prima e delle reti poi offrono ai testi supporti diversi da quelli tradizionali, diversi in primo luogo dalla carta stampata e dai libri.2

La pagina è stata sostituita dallo schermo, i caratteri stampati si sono trasformati in bit. Nuove forme di gestualità, nuovi meccanismi di selezione e produzione, nuovi canali di distribuzione, nuovi strumenti e supporti di lettura obbligano sia gli ‘addetti ai lavori’, sia i lettori, a stare al passo coi tempi e a non perdersi nel vortice caotico mosso e promosso dall’avanzamento tecnologico.

Si tratta di una rivoluzione, come suggerisce Roncaglia riprendendo le parole di Roger Chartier, ancora “più radicale di quella di Gutenberg, in quanto non modifica solo la tecnica di riproduzione del testo, ma anche le strutture e le forme stesse del supporto che lo comunica ai lettori.”3

Ciò che diventa fondamentale in quest’evoluzione dei modi e delle forme di lettura e, sempre secondo Roncaglia, deve essere assunto come punto di partenza per ogni riflessione sul futuro del libro, è il supporto del testo, o ‘interfaccia di lettura’.

E il supporto non è neutrale, non si limita a veicolare indifferentemente qualunque contenuto e qualunque forma di organizzazione testuale. Al contrario, le caratteristiche del supporto, e più in generale gli strumenti e il contesto materiale della lettura, costituiscono l’orizzonte al cui interno certe forme di gestualità e certe tipologie di lettura risultano possibili e più o meno facili.4

Diventa dunque inevitabile, qualora si discuta delle caratteristiche e dell’evoluzione delle interfacce di lettura, un approfondimento sui cambiamenti che i testi e le modalità di lettura hanno subito.

Come il libro, l’interfaccia presenta una duplice dimensione: una dimensione fisica, l’oggetto, e una dimensione astratta, ovvero l’organizzazione logica dell’informazione sulla stessa. Tali dimensioni, in stretto rapporto, si influenzano reciprocamente:

le caratteristiche fisiche del supporto suggeriscono o al contrario escludono determinate modalità di organizzazione dei contenuti, e viceversa la scelta di organizzare i contenuti in un certo modo suggerisce o esclude l’impiego di determinati supporti, e dunque di determinate interfacce fisiche.5

Un altro elemento fondamentale legato al rapporto fra interfaccia fisica, contenuto informativo e modi e forme di organizzazione di tale contenuto sul supporto, è la situazione di fruizione del testo.

In un primo livello è possibile distinguere le situazioni di fruizione (e relative interfacce) tra: lean forward, lean back, secondaria e in mobilità.

La fruizione lean forward, caratterizzata da un uso attivo dell’informazione, si ha quando siamo ’protesi in avanti’. Non ci si limita ad assorbire l’informazione, ma la si elabora e modifica portando avanti un lavoro in una situazione fortemente interattiva.

La modalità lean back è invece caratterizzata da una fruizione rilassata, ‘appoggiati all’indietro’. La nostra attenzione è anche in questo caso completamente catturata da quel che vediamo o leggiamo ma, finché essa resta viva, non ci è richiesto di agire o interagire con l’informazione stessa se non a livello mentale.

Altro il caso in cui l’informazione, che sarebbe destinata a una fruizione lean back, viene assorbita in forma di fruizione secondaria, o in background. In questo caso la nostra attenzione non è completamente assorbita dall’informazione che riceviamo, ma rappresenta per noi una sorta di background informativo verso il quale ci rivolgiamo solo a tratti.

Infine, le situazioni di mobilità determinano un’ulteriore tipologia di uso dell’informazione in cui la nostra attenzione cosciente è impegnata solo in minima parte dalle azioni richieste dalla situazione di mobilità e può concentrarsi sul canale informativo, anche se normalmente lo fa per periodi di tempo più brevi e interrotti frequentemente.

Applicando queste considerazioni al caso ‘libro’, ci si accorge che i casi di fruizione secondaria sono rari.6 Un libro tende infatti ad assorbire comunque la maggior parte della nostra attenzione: “è difficile leggere e dedicare contemporaneamente attenzione a un’altra fonte informativa”7, anche se presente sullo stesso supporto. Se si pensa invece a una lettura in ambiente elettronico, è più spontaneo associarla a casi di testi che suggeriscono una fruizione lean forward che nel caso di testi narrativi, per i quali risulta più comune una lettura lean back su supporto cartaceo. Di questo vizio, di cui gli eReader sarebbero dovuti sarebbero dovuti risultare adatti al suo sradicamento, portando nel mondo digitale una buona esperienza di lettura lean back, si tratterà negli articoli successivi.


Fonti

1 Umberto Eco, Sulla labilità dei supporti, Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, UEM, url: http://www.scuolalibraiuem.it/upload/documenti/1341391227.pdf

2 Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro, Roma, Edizioni Laterza, 2010, p. 7

3 Ivi, p. 6

4 Ivi, p. 8

5 Ivi, p. 30

6 Cfr. ivi, pp. 32-38

7 Ivi, p. 36

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