Anno nuovo, editoria nuova.

Pochi giorni dopo la fine del countdown che ha dato inizio al nuovo anno, Bill McCoy, Executive Director dell’IDPF, ha annunciato due importanti novità.

Già da tempo sul forum dell’IDPF e su vari blog si vociferava la possibilità di una collaborazione con il World Wide Web Consortium (W3C); mentre, riguardo ai nuovi aggiornamenti per il formato ePub, il forum si era già mosso nel 2013-14 con la versione di ePub 3.0.11 — si tratta della versione che ha visto l’integrazione dei Fixed Layout Documents.

Tuttavia, quelle che sembravano essere solo voci di corridoio, si sono trasformate oggi in realtà; ed è bene soffermarsi un attimo a riflettere sulle possibili conseguenze di tali scelte.

Il messaggio di Bill McCoy, pubblicato sul sito del’IDPF a inizio anno, è carico di entusiasmo e ottimismo nei confronti dei grandi cambiamenti avvenuti fin dal 2011.

Si legge infatti

Since 2011 we’ve launched EPUB 3, followed by EPUB 3.0.1 and the just-approved EPUB 3.1, created a comprehensive EPUB Accessibility profile, finalized modular EPUB extensions for indexes and glossaries, advanced fixed layout, and previews, and drafted modular EPUB extensions for scripted components, distributable objects, and an Educational profile and associated semantic vocabulary. We’ve also launched the independent Readium Foundation to develop open source software for EPUB, the EPUB Reading System Test Suite, enhanced and promoted EPUBCheck, started EPUBZone to foster out community, and collaborated in the creation of the European Digital Reading Lab. We gained new IDPF members from around the world from all segments of the publishing industry, and the adoption of EPUB continues to grow. In 2016 we saw several major milestones in broadened support for EPUB 3, including export from Google Docs and in the upcoming release of Microsoft Windows and its Edge Browser.2

L’IDPF ora, unendo le forze con il W3C, potrebbe davvero espandere e accelerare la convergenza, avvenuta con la versione .3, tra il formato ePub e  l’Open Web, verso dunque un’editoria digitale aperta, accessibile e innovativa.

Anche Berners-Lee e Jaffe, Executive Directors del W3C,  descrivono i vantaggi della fusione, tra cui cambiamenti nella natura della creazione di eBook interattivi e multimediali che ne innoveranno la conservazione e la lettura.3

Per gli editori digitali si potrebbero davvero risolversi moltissimi problemi.

Mai più formati fra loro incompatibili, con problemi di fruizione omogenea sull’enorme vastità dei reader hardware e software disponibili.

Come si è infatti già descritto in precedenti articoli, il lavoro di un editore digitale non è certo facile al momento. Non è per nulla semplice definire un work-flow per la produzione dei contenuti che sia al contempo interoperabilestandardizzatotrasparenteflessibileadattabile e accessibilenon soggetto a formati proprietari.

È forse questa fusione la risposta alla domanda

come posso realizzare un contenuto che sia adatto a essere distribuito ovunque e che sia leggibile in ogni sua stringa di codice da ogni device?

Certo però, come ammette lo stesso McCoy,

Combining with a large organization is never an easy call and “convergence” sounds great in theory but is rather more scary when the real-world implications of integrating technology roadmaps and communities must be tackled.4

Molti sono stati poi i membri dell’organizzazione e della comunità degli editori a esprimere preoccupazioni per la prospettiva dell’IDPF a non essere più un’organizzazione autonoma e verso le possibili conseguenze sulle future specifiche del formato ePub.

Primo fra tutti Steve Potash, fondatore Open eBook Forum (OeBF), il predecessore dell’IDPF, convinto che l’attuale leadership dell’IDPF abbia perso ormai di vista la sua missione e i suoi principi fondamentali.

Il W3C è infatti il supervisore del Web. La missione del W3C è quella di portare il Web al suo pieno potenziale. Dall’altra parte abbiamo l’IDPF, la cui missione sarebbe quella di promuovere la pubblicazione. Fin dal suo primo nome (Open eBook Forum) il forum non ha mai nascosto i suoi ideali di apertura verso nuove tecnologie; ma l’IDPF, afferma Potash, non è mai stata un’organizzazione promotrice di standard, piuttosto “an advocacy group focused on promoting the unique experience of reading books on digital devices.”5

Le critiche non si fermano qui.

Potash infatti si preoccupa inoltre della non trasparenza riguardo alle motivazioni della fusione. L’IDPF avrebbe infatti dichiarato che la fusione sarebbe stata necessaria per sopperire a necessità finanziarie. Tuttavia, fino ad oggi, non c’è stata alcuna chiarezza sui come e sui perché si sia verificato tale deficit finanziario, e su quali altre possibili opzioni siano state esplorate.

The proposed merger is not a decision that should be taken lightly. The loss of an independent IDPF will weaken the EPUB standard and introduce new risks for businesses that create, sell and distribute ebooks. Former and prospective IDPF members would have no influence or ability to help shape and drive the future of EPUB at the W3C. Who will advocate for the ebook developers, ebook-focused businesses, publishers, libraries, schools and readers?6

Oltre alle preoccupazioni descritte, la fusione potrebbe comportare una mancanza di rappresentanza della stessa comunità dell’IDPF. Va infatti notato che attualmente l’IDPF fa pagare ai suoi membri non-profit una quota annuale di 775 $  e ai membri a scopo di lucro da un minimo di 775 $ fino a un massimo di 5750 $. Il W3C, invece, carica i propri membri non-profit di una quota annuale di 7.900 $  fino ad arrivare a un massimo di 77.000 $ per i membri iscritti a scopo di lucro.7

L’IDPF elenca più di 300 aziende e organizzazioni senza scopo di lucro sulla sua pagina di appartenenza. Molte di queste sono piccole imprese e non-profit, che non saranno più probabilmente in grado di permettersi i canoni imposti dal W3C. Essi, ed eventuali nuove start-up o aziende interessate, perderanno la loro capacità di partecipare al processo di sviluppo degli standard.

Bisogna quindi preoccuparsi?

L’IDPF è un’organizzazione di e per gli editori. Più di due terzi del Consiglio di Amministrazione dell’IDPF è composto da editori indipendenti o dipendenti — Editeur, indipendente Book Publishers Association (IBPA), o l’Associazione Italiana Editori, per esempio — strettamente legati al settore editoriale. Al contrario, il W3C conta un numero irrisorio di editori tra i suoi membri. Dei suoi 421 membri attuali, solo cinque sono gli editori: Wiley, Hachette Livre, Pearson, Hindawi, e Thomson Reuters.

È giusto che un’organizzazione sviluppi uno standard per un settore che potrebbe non essere rappresentato dai suoi membri? Quali saranno dunque le sorti, per esempio, dei DRM, si pensi a tutti quei problemi legati all’autenticazione e alla sicurezza, o dei contenuti multimediali, oppure della gestione dei dati?

Ad oggi le informazioni sono poche, ma bastano per capire che non sono queste novità da ignorare.

Il giorno 18 Gennaio, ci sarà una conferenza a New York tra i membri dell’IDPF e di W3C; restate sintonizzati.


Fonti

1 EPUB 3.1 Changes from EPUB 3.0.1, idpf.org, url: http://www.idpf.org/epub/31/spec/epub-changes.html

2 Bill McCoy, Executive Director’s Message: Happy New Beginnings!, idpf.org, url: http://idpf.org/news/executive-directors-message-happy-new-beginnings

3 Karen Myers, World Wide Web Consortium (W3C) and International Digital Publishing Forum (IDPF) Explore Plans to Combine, w3.org, url: https://www.w3.org/2016/05/digpub.html.en

4 Bill McCoy, Executive Director’s Message: Happy New Beginnings!, url cit.

5 Steve Potash, The Proposed IDPF/W3C Merger: A Significant Move That Warrants More Time for Consideration, url: http://www.digitalbookworld.com/2016/proposed-idpf-w3c-merger-significant-move/

6 Ibidem

7 Ibidem

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