Ieri, 19 aprile — tra l’altro il giorno del mio compleanno —, sono stato tutto il giorno a Tempo di Libri, fiera dell’editoria italiana.

Dalle 10.30 alle 17.30 ho seguito conferenze di ambito professionale e fatto quattro chiacchiere con qualche editore a cui avevo mandato il mio CV — editori indipendenti, visto che la presenza delle grandi case editrici era rappresentata per lo più di giovan* commess* con in mano un POS.

Ovviamente ho seguito soprattutto conferenze sulle nuove tecnologie, sperando di trovare qualche nuova e interessante proposta editoriale verso una nuova idea di eBook.

Alle 18.00 salgo sul treno e inizio a riflettere.

La nascita dell’eBook ha posto al mondo editoriale una nuova sfida sconvolgendo così alcuni tradizionali equilibri di potere; quarant’anni di evoluzioni e di cambiamenti percossi da picchi di crescita alternati a lunghi anni di stasi.

Durante questi anni — e ancora oggi — sono molti gli editori che si sono posti in contrasto rispetto all’eBook contestando la stessa natura di ‘libro’.

Dietro ad atteggiamenti di questo tipo si cela, secondo molti fautori dell’eBook, la paura delle grandi case editrici tradizionali di perdere fette consistenti di mercato e di vedere notevolmente ridotto il loro potere di selezione sulle opere letterarie. Un esempio può essere l’avvento del selfpublishing. La presenza fisica del libro cartaceo sugli scaffali delle librerie rappresenta infatti un meccanismo fortemente inibitore verso qualsiasi tentativo di autopubblicazione. In generale per l’autore risulta fondamentale avere alle spalle una casa editrice per sperare di veder venduti i propri libri. Ma questo equilibrio è stato rivoluzionato con l’avvento dell’eBook che, grazie alle possibilità offerte dal web, ha trasformato il seflpublishing in una strategia attuabile da qualsiasi autore; in particolare se emergente.

Nonostante — o purtroppo — sia la stessa comunità della rete che, attraverso la condivisione e l’espressione libera di recensioni e giudizi, determina il successo delle opere digitali e ne valuta la qualità, la mancanza di professionalità ha diffuso prodotti qualitativamente e contenutisticamente bassi.

Ciò ha portato a stereotipizzare l’eBook, la cui idea è ormai affine a un prodotto dai contenuti, per la maggior parte letterari, bassi e digitalizzati, più simili a un file di testo che a un libro.

Questa discriminazione dei libri digitali si riflette innanzitutto sullo sviluppo culturale del nostro paese.

I dati riportati durante la conferenza “Il lato oscuro del lettore che le tecnologie di hanno nascosto” dall’Osservatorio ideato da AIE e dal Gruppo Innovazione di AIE descrivono molte delle considerazioni che ho più volte sostenuto. Esistono diverse tipologie di fruitori di informazioni, da chi non ne fruisce proprio, a chi non può farne a meno. Queste due macro categorie — in realtà i dati riportavano 5 cluster, ma qui semplifico di molto — risultano essere opposte anche nell’utilizzo delle nuove tecnologie (quali social network, video giochi, tv a pagamento, tablet ecc..). Dato per me non troppo sconcertante, i pochi lettori forti appartengono alla categoria dei tecno affiliati. Questi lettori si servono infatti delle nuove tecnologie per leggere, per tenersi informati; ma al contempo sono coloro che hanno dichiarato di possedere, rispetto ai lettori ‘tradizionali’, più libri cartacei in casa — tra l’altro lo sbarramento è di 25 libri!

Ne è emersa poi un’ulteriore tendenza. Chi non possiede libri in casa, ma ha un accesso a internet (PC, smartphone, ecc), legge comunque online; si tratta di un nuovo accesso alla cultura a cui purtroppo manca una precisa strategia volta a diffondere realmente la lettura tra i lettori.

Di fatto, né la tecnologia diffusa in tutte le case, anzi in tutte le tasche, né l’iva agevolata possono creare lettori dal nulla nell’assenza di politiche efficaci di promozione della lettura; bisogna tenere in considerazione le nuove forme di lettura e i nuovi lettori.

Se posso fare una riflessione un po’ critica della giornata di ieri, mi è sembrato che molti editori non sembrano davvero conoscere né le possibilità né lo stesso eBook ancora troppo legati allo stereotipo citato a causa forse delle troppe problematiche che emergono durante e dopo la produzione del libro digitale.

Tuttora non esiste infatti un vero e proprio editor per la creazione di eBook multimediali che non abbia vincoli legati alla piattaforma di pubblicazioni o al formato di pubblicazione o che non generi errori durante la creazione del prodotto. Sebbene con Sigil si possano produrre eBook liberi da licenze o altri vincoli, non può essere considerato attualmente del tutto senza difetti. L’inaffidabilità del validatore, le difficoltà legate all’approccio ‘lato codice’ e la poca usabilità dello strumento, rendono il suo esclusivo utilizzo una strada sconsigliabile — per chi ha poca conoscenza di linguaggi necessari.

Ancor più vincolanti poi i problemi legati alle applicazioni di lettura, elementi chiave per la diffusione del progetto. Poco aggiornate, sviluppate malamente, difficili da usare, o del tutto inaffidabili, costringono la creazione di un eBook secondo le loro direttive e non quelle dell’IDPF. Queste limitazioni, che non possono essere valicate, pena l’inaccessibilità del prodotto, costringono l’editore alla pubblicazione di libri digitali ‘zoppi’.

È dunque necessario scegliere se puntare sul cross-device, sulla vendita, oppure sulla multimedialità. Consequenzialmente, tali scelte influenzano — o vengono influenzate — dal dispositivo o app di lettura, dalla piattaforma di distribuzione e vendita o dal software di produzione.

Ma creare un enhanced eBook multimediale e fruibile sia da Android che Apple, al momento i brand più diffusi sul mercato, è possibile.

La minaccia competitiva più concreta per gli editori è rappresentata infatti dalle conglomerate come Google, Amazon e Apple, estranee al settore editoriale ma presenti in tutti i più importanti mercati internazionali, con risorse e customer base enormi. Anno dopo anno hanno acquisito funzioni che in precedenza erano di competenza esclusiva degli editori, rendendo i ruoli presenti nella filiera digitale più sfumati.

La figura dell’editore non sparisce certamente da un contesto caratterizzato da simili dinamiche, se per sparizione si intende il divenire superfluo della sua presenza a causa dell’obsolescenza delle funzioni che incarna. Le competenze critiche del fare editoria vengono tuttavia ridefinite nella loro sostanza e rischiano di essere svuotate dalla pressione esterne. La creatività rimane un’esigenza intrinsecamente umana che trova sempre più mezzi espressivi grazie alle tecnologie digitali. Ma riconoscerla, incanalarla verso i risultati migliori, tradurla in progetti economicamente validi, renderla fruibile senza errori e farla arrivare al pubblico rimane il compito fondamentale degli editori.

L’eBook ha certamente liberato il libro dalle sue fattezze di carta, colla e inchiostro, ma non si è ancora sbarazzato dell’idea di libro. L’interazione tra hardware e libro elettronico rimane infatti distante dalla flessibilità e dalla velocità d’utilizzo della carta e da un’esperienza di lettura che sia davvero lean back. Può non essere difficile smettere di aver paura del multimediale, ma è necessario conoscerlo a livello pratico. Non si tratta di inserire un video tra due paragrafi testuali, ma dare un senso omogeneo a risorse e linguaggi differenti. L’eBook è un oggetto che va ripensato e utilizzato in un contesto nuovo, diverso sia dal libro cartaceo che dal web. Il fixed layout, ad esempio, è un’impostazione che tende a riprodurre il vecchio concetto del libro di carta, aggiungendo multimedialità e interazione, ma un suo personale sviluppo interamente digitale è limitato da troppi fattori esterni.

Il libro compiutamente digitale è un obiettivo che ancora deve essere raggiunto, ma è necessario provarci!

Quanti anni ancora passeranno?

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