Guida per diventare gamberi – da ePub3 a ePub2

Un’altra piattaforma di distribuzione mi ha “rimbalzato” un eBook in formato ePub3 – perfettamente validato. Certamente piattaforma più piccola e poco conosciuta, ma fa male lo stesso.

Spiegato quindi il motivo di questa guida, a cui non avrei mai pensato di arrivare a scrivere. Entriamo subito nel vivo della faccenda.

Innanzitutto, dopo aver creato uno stupendo e leggibilissimo eBook in formato ePub3, bisogna inserirlo all’interno della biblioteca di Calibre per poi convertirlo, da ePub (input) a ePub (output). Lasciate le impostazioni di default, ma flaggate “usa copertina del file di origine” che trovate nella pagina dei metadati. In questo modo sfrutteremo un difetto di Calibre, per convertire il nostro ePub3 in ePub2 in poco tempo.

Il nostro eBook convertito, tuttavia, va leggermente modificato – la conversione ha sempre qualche rischio. Per correggere gli errori e creare un file valido, dovremo servirci di Sigil.

Una volta aperto l’eBook con Sigil, dobbiamo innanzitutto eliminare la prima pagina “titlepage.xhtml” – al cui interno troverete il rimando alla copertina – creata in automatico da Calibre. Se la vostra prima pagina è la copertina dell’eBook, ricordatevi di inserire questi attributi:

<div style="text-align:center;" class="cover">
<img src="../Images/cover.jpg" alt="cover.jpg" style="max-width:100%;"/>
</div>

Per l’ePub2 è inoltre obbligatorio l’attributo alt=”” all’interno del tag img, che specifica un testo alternativo nel caso in cui l’immagine non possa essere visualizzata – vi suggerisco di inserirlo anche quando state creando un ePub3.

L’ePub2 non riconosce il nav, quindi la pagina “nav.xhtml” va eliminata; così come tutti i tag HTML5 vestigiali – termine corretto anche in caso di involuzione? – del nostro file di partenza, l’ePub3, che vanno sostituiti con tag generici div.

Per questo, servitevi del “trova e sostituisci” selezionando “Tutti i file HTML” e cliccando il bottone “Sostituisci tutto” per velocizzare il processo. ATTENZIONE, se all’interno del testo ci sono parole inglesi, come “figure”, dovrete procedere alla sostituzione in due passaggi:

Trova: <figure
Sostituisci: <div

Trova: </figure
Sostituisci: </div

Così facendo non rischierete di fare errori.

Anche tutti gli attributi epub:type non vengono letti da ePub2 e vanno quindi eliminati.

Passiamo ora al CSS. L’ePub2 non legge le novità del CSS3, ciò comporterà qualche difetto nella visualizzazione dell’eBook. Dovremmo quindi apportare qualche cambiamento grafico.

Ricordatevi che il file va sempre convalidato, soprattutto in questo caso in cui tra i passaggi ci sono state più manipolazioni automatiche del codice.

Una volta accertati che il vostro eBook convertito si legga perfettamente sulle app che utilizzate per i test di visualizzazione, potete procedere al suo caricamento all’interno delle piattaforme che non leggono l’ePub3.

Effettivamente, sembra tutto un gran lavoro per nulla. Perché quindi non partire direttamente a creare un eBook in formato ePub2?

Si parla sempre di innovazione ma non ci innoviamo mai. Tutte le modifiche che abbiamo apportato al nostro file, sono pezzi del nostro eBook che sono stati eliminati. Abbiamo eliminato la semantizzazione del testo, una più corretta indicizzazione, le note pop-up, accattivanti accorgimenti grafici e tutti quegli elementi che rendono il formato ePub al passo con gli standard del WWW. Perché quando si parla di ePub si parla di ePub3, versione standard dell’IDPF dal 2011 – in realtà si parla di ePub3.1, approvata a gennaio di quest’anno (2017), ma Roma non fu fatta in un giorno.

Per riassumere: gamberi quando serve, ma almeno cerchiamo di non fare anche gli struzzi.


Fonte immagine

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